venerdì 07 agosto, 2009
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agosto 7, 2009 di admin  

ARUBA – Un’isola felice !

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Diario di viaggio: ARUBA



Partenza dall’aeroporto di Milano Malpensa con volo diretto  per Aruba. Tour Operator Dimensione Turismo – Hotel Holiday Inn.

Il volo diretto è una novità da ottobre 2008 e forse per questo motivo Aruba non è ancora molto conosciuta dai turisti italiani. Fa parte delle isole dette dell’ABC: Aruba, Barbuda e Curacao.
Tralascio le solite formalità doganali ormai ben note.
All’arrivo all’Hotel Holiday Inn l’assegnazione della camera è stata piuttosto caotica. Una notevole ressa alla reception con gli addetti che parlavano poco l’italiano e facevano un po’ di confusione con le buste contenenti le chiavi e le card per gli asciugamani spiaggia.
Ricevute le chiavi arriviamo alla nostra camera, molto ampia, ben arredate e pulita, tv e frigobar, con balcone vista giardino e mare.


Il complesso è molto grande, circa 600 camere suddivise in tre diverse palazzine di sette piani. Tre sono i ristoranti: il Corals situato nella zona piscine e aperto per colazione, pranzo e cena con servizio a buffet e buona qualità di quanto offerto, il Caffè Da Vinci aperto solo la sera su prenotazione con cucina italiana e il Sea Breeze all’aperto proprio in spiaggia con servizio a la carte al tavolo.
L’Hotel si trova sulla spiaggia di Palm Beach con sabbia bianchissima, purtroppo gli ombrelloni in spiaggia non sono sufficienti per i numerosi ospiti dell’hotel e vengono assegnati al mattino ***** a seconda dell’ordine di arrivo ****

La spiaggia è lunga svariati chilometri e offre quindi la possibilità di effettuare interminabili passeggiate.

Questa parte di costa è completamente attrezzata per i turisti, soprattutto americani, tanto da sembrare quasi di essere a Miami. La zona insediata dagli hotel è sostanzialmente divisa in due parti: la Low Rise Hotel e la High Rise Hotel, dove si trovano rispettivamente hotel di massimo tre piani e hotel invece anche alti 10 piani.
E’ sufficiente però allontanarsi un po’ da questi alberghi per trovare uno scenario completamente diverso.

One Happy Island è lo slogan di quest’isola che è anche scritto su tutte le targhe automobilistiche. Un isola felice appunto.

Abitanti calorosi e ottimo clima secco visto le scarse precipitazioni. L’isola è lunga circa 30 chilometri e larga 10 e ne dista solamente 30 dalle coste del Venezuela.
Aruba è un isola molto diverse da tutte le altre “sorelle” dei caraibi. Qui infatti le scarse precipitazioni non hanno favorito molto la vegetazione, bensì lo sviluppo dei cactus che sono ovunque nell’isola ed in alcuni punti sempre di essere in uno dei luoghi dove sono stati girati i film western di Sergio Leone.
Già prima di partire, dietro consiglio della nostra agenzia di fiducia, avevamo deciso di girare per conto nostro l’isola, visto che è assolutamente attrezzata per il turismo, e di non appoggiarci al Tour operator.
Dopo pochi giorni dal nostro arrivo, attrezzati di cartina stradale dell’isola, abbiamo noleggiato un scooter e siamo partiti alla volta del faro situato nella punta nord, costeggiando le bellissime spiagge di Malmok e Arashi ove è possibile anche praticare lo snorkelling.
Tutti i turisti affollano le spiagge di Palm ed Eagle beach e quindi le altre spiagge sono pressoché deserte e incontaminate. Dal Faro California si gode di un bel  panorama della parte occidentale dell’isola:  spiagge  alte dune di sabbia e scogli rocciosi.


Ovviamente non poteva mancare la tappa alle imponenti dune dell’isole situate in prossimità del faro.

Parcheggiato il motorino e posati i nostri caschi stile Sturmtruppen ci siamo avventurati a piedi in questa distesa sconfinata di sabbia, dove il sole batte cocente, le iguane dal bel color turchese affiorano dagli “sprazzi” d’erba per vedere chi disturba il loro territorio e l’oceano atlantico regala con l’infrangersi delle sue onde sulla costa emozioni indimenticabili.

Sconsigliamo vivamente di percorre le dune in auto, primo è vietato e secondo vi insabbiereste senza alcun dubbio. Infatti abbiamo dovuto aiutare una giovane coppia di turisti americani che avevano le ruote completamente affossate nella sabbia.

Dopo queste soste ripartiamo alla volta di Paradera diretti alle formazioni rocciose di Casibari, uno dei punti più altri dell’isola dal quale si gode di una vista mozzafiato dell’isola.


E poi via di nuovo alle formazioni rocciose di Ayo Rock, dove sono state scoperte incisioni rupestri di migliaia di anni fa.

Facciamo ancora qualche giretto per i paesini della parte nord dell’isola, incontrando qua e là simpatici scolari che ci salutano regalandoci grandi sorrisi.
Lasciamo l’altra metà dell’isola per uno dei prossimi giorni e rientriamo in albergo.
I due giorni successivi trascorrono facendo jogging il mattino presto in mezzo agli innumerevoli turisti americani sfegatati di questo sport, poi spiaggia, bagni in mare e in piscina e qualche tappa al vicino Mc Donald’s.

Ed eccoci qui di nuovo pronti per un’altra esplorazione.

Sempre con la nostra cartina alla mano, anche se serve solo di orientamento perché le indicazioni stradali lasciano un po’ a desiderare, partiamo con la nostra jeep 4×4 alla volta della cittadina di San Nicolas, la seconda città più grande di Aruba. In questa cittadina si trova una grande raffineria petrolifera che poco si intona purtroppo con il paesaggio circostante, ma che da lavoro alla maggior parte degli abitanti di questa zona.

Ben presto ci accorgiamo come questa parte dell’isola sia completamente diversa da quella che abbiamo visitato qualche giorno prima dove hotel e lussuose  ville si susseguivano frequenti.


Qui sono le piccole casette colorate che ornano le strade principale e le piccole vie laterali non asfaltate, i piccoli supermercati, gli arubani che vanno e vengono dal lavoro,

Come dicevo le indicazioni stradali non sono molto chiare, c’è una strada interrotta e quindi siamo costretti a chiedere indicazioni ad un poliziotto per raggiungere la rinomata spiaggia Baby beach.

Arrivati l’incanto si apre davanti ai nostri occhi, una spiaggia bellissima, dove la sabbia bianchissima ti acceca e il turbinio dei colori del mare ammalia. Non c’è quasi nessuno, solo qualche arubiano che è venuto per passare la giornata con la famiglia. Proprio in mezzo alla spiaggia c’è un “divi divi” la pianta tipica dell’isola, sempre ripiegata verso terra.

Fatte le foto e le riprese di rito ci tuffiamo in quest’acqua splendida, trasparente e calda per un bagno ristoratore. Restiamo un po’ in spiaggia a contemplare quest’angolo di paradiso e ripartiamo per il parco nazionale dell’Arikok.

L’Arikok è parco nazionale protetto fatto di stradine sterrate, da percorrere esclusivamente con una 4×4, cactus e piante di Aloe a non finire e ricopre quasi il 20% del territorio. Nella parte orientale del parco si costeggia per qualche chilometro l’oceano che si staglia contro gli scogli creando onde altissime.

Il giorno dopo prendiamo l’autobus diretti alla coloratissima capitale dell’isola: Oranjestadt.

Questo è il paradiso per gli amanti dello shopping, ma non si pensi di acquistare a prezzi bassi e magari contrattando come si fa talvolta nelle altre isole caraibiche. Qui i turisti americani la fanno da padroni, siamo a poche ore di volo da Miami e New York  e quasi ogni giorno nel porto di questa “cittadina” attraccano enormi navi da crociera. Si trovano negozi delle migliori marche, ma non manca, nella zona del porto qualche bancarella dove acquistare qualche oggetto d’artigianato o una delle tante colorate targhe automobilistiche con la scritta “One Happy Island”.

Visualizzazione ingrandita della mappa

Nella capitale spicca il Royal Plaza completamente rosa, tanto da sembrare una casa delle bambole.

Una settimana passa in fretta ad Aruba, di fronte al nostro hotel c’è un piccolo centro commerciale e  l’ultima sera  non possiamo esimerci di fare buona scorta di creme a base di aloe, altra pianta tipica dell’isola.

Detto fatto si parte per l’aeroporto Queen Beatrix in direzione Milano Malpensa per il rientro a Verona.

Visita il fotoalbum di Aruba su FLICKR

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