agosto 12, 2009 di admin
Cuba, dove il tempo si è fermato…

Per il nostro viaggio a Cuba non scegliamo una metà decisamente turistica come Varadero ma optiamo per Camaguey, zona a nord est dell’isola.
Alloggiamo in un villaggio venduto dalla Viaggidea, tour operator con il quale ci siamo trovati benissimo. Siamo al Vitaclub Caracol situato lungo la bella spiaggia di Santa Lucia. L’albergo era veramente carino ed accogliente, 154 camere disposte in bungalows in muratura, circondati da ampi spazi verdi: altissime palme da cocco, alberi pieni di caschi di banane e tantissimi fiori colorati. La camera era piuttosto spaziosa, senza balcone e semplicemente arredata.
In seguito ad un notevole ritardo aereo stringiamo amicizia già alla partenza con un nutrito gruppo di ragazzi, con i quali divideremo le nostre giornate in spiaggia e alcune escursioni .
I primi giorni a Cuba sono stati un po’ complicati a causa della famosa “sindrome da Jet Lag” che ci costringeva a notti insonni e pomeriggi assonnati.
La prima escursione che decidiamo di fare è quella più importante: Santiago de Cuba.

Con il bus ci portano all’aeroporto di Camaguey. Solo qui scopriamo l’aereo che ci porterà a destinazione, un vecchio Antonov di costruzione sovietica con pochissimi posti a bordo e dall’aspetto molto poco rassicurante. All’interno vi era nastro isolante ovunque per tenere unite diverse parti dell’aereo. Mio marito ed io ci guardammo, ma ormai eravamo in ballo e quindi tanto valeva ballare. Per fortuna andò tutto bene ed arrivammo a Santiago senza intoppi.
Santiago de Cuba è una delle città più antiche dell’isola, fondata da Diego Velazquez nel 1514 e conosciuta come una delle città più accoglienti di Cuba.
Qui abbiamo visitato la Plaza de la Revoluciòn, il cimitero di Santa Efigenia, il centro storico, la casa del fondatore, la fabbrica del rum e la fabbrica di sigari. In quest’ultima abbiamo assistito alla completa lavorazione: da quando arrivano le foglie di tabacco fino al sigaro completamente finito. Questa visita è stata veramente istruttiva, tutti i lavoratori, per lo più donne, dispongono di un loro banchetto personale con gli “attrezzi” del mestiere e, con estrema abilità, producono decine e decine di sigari al giorno, mentre un uomo da un banco più alto posto all’inizio delle varie stanze legge le notizie dal quotidiano del giorno.
Nonostante vi sia l’embargo americano, il popolo cubano è estremamente orgoglioso delle proprie risorse delle quali ha fatto tesoro.
A Santiago, come in altre importanti città di Cuba, le scuole di tutti i gradi e direzione, sono di altissimo livello, come pure gli ospedali e la dedica allo sport, per il quale i cubani godono di permessi speciali per poter uscire dal paese ed effettuare gare, concorsi o quant’altro.

Qui a Santiago de Cuba ci chiediamo se siamo arrivati in aereo o con un macchina del tempo: tutto sembra essersi fermato agli anni ‘50. Le strade sono percorse solamente da vecchie auto americane degli anni ’30, ’40 e ’50 dai ricambi ormai introvabili, ma che i cubani, con estrema destrezza, riescono a ricavare anche da un pezzo di una lavatrice. Le auto si confondono con piccoli carrettini trainati da buoi o vecchissimi camion, che spesso fungono da autobus, stracarichi di persone che vanno e vengono dal lavoro nei campi.


I cubani hanno a disposizione una “Libreta”, un libretto sul quale lo stato registra per ogni cubano un certo quantitativo, veramente ristretto, di alcuni alimenti e generi di prima necessità con il quale gli abitanti possono fare la spesa. Certo non è molto e spesso siamo stati fermati da alcuni bambini o donne cubane che chiedevano qualche pezzo di sapone.
Tra una giornata in spiaggia e l’altra prenotiamo la nostra prossima escursione con una coppia di amici: il Jeep Safari.
Una guida passa a prenderci all’hotel cono una bellisima dune buggy. La nostra direzione è Cayo Sabinal. Durante il percorso ci alterniamo alla guida di questa simpatica vettura, godendo della vera Cuba. Passiamo per piccoli e poveri paesini dove di rado si vedono turisti e tutti ci salutano con un cenno della mano, attraversiamo piantagioni di canna da zucchero, infinite distese di ananas, case di contadini che allevano qualche capo di bestiame. Qui tutto appartiene allo stato che da in concessione degli appezzamenti di terreno alla popolazione.

Dopo un percorso di circa un’ora e mezza arriviamo a destinazione. Una spiaggia, quella di Los Pinos, pressoché deserta con un acqua meravigliosa. Ci tuffiamo subito in acqua e stiamo in ammollo rilassandoci e godendoci questa bella giornata fino all’ ora dello spuntino. Purtroppo dei nuvoloni, decisamente minacciosi, ci costringono a ripartire prima del previsto, ma durante la via del ritorno veniamo colpiti in pieno da questo temporalone di passaggio.
La nostra dune buggy aveva solamente un piccolo tettuccio, i tergicristalli non funzionavano, le strade erano completamente allagate e abbiamo dovuto guidare sporgendo la testa per non rischiare di uscire di strada.
Siamo tornati bagnati fradici, infangati fino all’osso, ma è stata una bellissima e divertente avventura.
La prossima sarà un’escursione decisamente più rilassante.
A bordo di un comodo catamarano con partenza direttamente dalla spiaggia, partiamo alla scoperta di questo splendido mare. Facciamo una tappa per lo snorkeling in una zona popolatissima di stelle marine rosse per poi dirigerci a Playa Bonita dove ci attende un pranzetto a base di pesce e ovviamente altri bagni in mare.
Con il nostro gruppetto di amici, facciamo la conoscenza di alcuni ragazzi del posto che si occupano, tra l’altro, di animare le serate del villaggio. Questi ragazzi cercano di sbarcare il lunario come possono, perché i loro stipendi sono decisamente bassi. Per cui ci convincono, alla modestissima cifra di dieci euro, a prenotare una serata con aragosta nella loro casa. Ci vengono a prendere poco distante dall’hotel, perché hanno timore di essere “scoperti” e ci portano nella loro abitazione.
Visualizzazione ingrandita della mappa
Nonostante la povertà in cui alcuni vivono, ci accolgono come ospiti di tutto riguardo, con un lunghissimo tavolo apparecchiato proprio sulla spiaggia e ci servono l’aragosta più buona che abbiamo mai gustato.
Per il momento le nostre escursioni si sono fermate qui.
C’è ancora molto da vedere a Cuba e quello che resta lo teniamo in serbo per il nostro prossimo viaggio in quest’isola.










