agosto 10, 2009 di admin
ZANZIBAR, mare spezie e profumi…

Durata del viaggio dal 29 luglio al 13 agosto 2003.
Partenza fissata dall’aeroporto di Milano Malpensa per un volo di circa 7 ore con la compagnia aerea East African.
Atterrati sbrighiamo come sempre le formalità doganali e saliamo sul bus che ci porterà al Ventaclub Karibu.
Ci viene assegnata un’enorme camera fronte mare, essenzialmente arredata e con una spaziosa veranda in legno. Ad essere sinceri le camere (almeno nel 2003) avevano bisogno di una risistemata perché il condizionatore era un po’ datato e rumoroso e anche il bagno versava in condizioni non perfette.
Ma poco ci importa, è talmente bello il paesaggio che circonda, che subito andiamo in esplorazione del villaggio che si sviluppa su due piani diversi:
Il primo livello fronte mare , dove è ubicata la piccola piscina, l’anfiteatro per i divertenti spettacoli serali, la pista per la discoteca, il bar della spiaggia.
Il secondo livello è una parte alta panoramica dove si sviluppano le altre camere intorno alla reception e al ristorante.
Per quanto riguarda l’animazione, il Ventaglio ha sempre una marcia in più offrendo intrattenimenti canori prima dell’apertura del ristorante e divertenti spettacoli serali nell’anfiteatro. Al bar della spiaggia, al pomeriggio si gustava un buon the con biscotti e a metà mattina panini e pizzette varie. Per quanto riguarda il ristorante ricordo l’ottima qualità del servizio e del cibo, e anche qualche coda per prendere un piatto di pasta.
Il villaggio è situato su una delle più belle spiagge di Zanzibar: Kiwengwa.

Qui sorgono la maggior parte dei complessi turistici dell’isola ma sono quasi nascosti dalla folta e rigogliosa vegetazione al punto da non accorgersene. L’isola è completamente circondata dall’oceano indiano e Kiwengwa , come la maggior parte delle altre spiagge, risente molto del fenomeno delle maree. Ciò significa che, a seconda dei periodi, si potrà camminare ad esempio al mattino per diverse centinaia di metri con l’acqua che arriva appena al ginocchio in un mare cristallino, popolato da grandi ricci marini (d’obbligo le scarpette), stelle marine, coralli e pesci, mentre al pomeriggio la spiaggia sarà quasi completamente “cancellata” da un mare piuttosto agitato.
La spiaggia di Kiwengwa è lunghissima e vi regalerà la possibilità di fare splendide passeggiate, ammirando i bellissimi colori dell’oceano, incontrando pescatori che a piedi o in bicicletta fanno ritorno a casa con il frutto del loro lavoro, e poi ancora negozietti che vendono artigianato locale, come quadri coloratissimi o maschere intarsiate in legno per lo più provenienti dal Kenya.
Lungo tutta la spiaggia vi sono ragazzi del posto, dei quali molti non si fidano, che cercheranno di vendervi le stesse escursioni del tour operator. Anche noi all’inizio eravamo un po’ diffidenti, ma ci siamo comunque uniti ad un gruppo che aveva prenotato con Roger e Ancora (sono nomignoli che si danno per essere ricordati più facilmente) l’escursione Blue Safari, la stessa che offre il Tour operator, risparmiando però circa il 40%.
Punto d’incontro a circa 300 metri dal villaggio. Sono organizzatissimi. Già ci aspettano con un pulmino da dieci posti pronti per la partenza. Breve sosta al mercato della capitale Stone Town dove uno dei ragazzi scende per la spesa.
Ci dirigiamo poi su una spiaggia dove raggianti bambini ci salutano e sorridono con i loro denti bianchissimi.
Qui con una barca, dall’aspetto inquietante, ma uguale a quelle usate dal tour operator, saliamo diretti ad un’isolotto corallino disabitato.
Mentre passiamo il tempo a perlustrare questo isolotto, rinfrescandoci poi con un bagno ristoratore, i ragazzi ci hanno preparato una grigliata di pesce con tanto di aragosta semplicemente fantastica.
Assolutamente soddisfatti di questa escursione prenotiamo anche le prossime sempre con Roger e Ancora.
Con la prima ci portano a visitare la capitale Stone Town, passiamo attraverso il coloratissimo mercato all’aperto Darajani, dove vi sono bancarelle che vendono verdura e frutta grande il doppio della nostra, al coperto invece visitiamo il pittoresco mercato del pesce e della carne. Proseguiamo la nostra visita passeggiando tra le viuzze della capitale, ricche di portoni intarsiati in legno, lavorazione della quale Zanzibar è molto famosa, e ci dirigiamo verso il porto dove assistiamo alla costruzione di un Dhoni, la tipica imbarcazioni zanzibarina. Prima però ci fermiamo davanti ad un portone e il nostro amico Ancora ci spiega che in quella casa è nato il mitico Freddy Mercury dei Queen.
E’ giunta l’ora di pranzo e Ancora ci porta a mangiare nella sua casa, dove la sorella e la mamma avevano preparato per noi riso con della carne e delle patatine fritte.
Siamo stati veramente bene, perché ci hanno fatto sentire un po’ parte di loro.
Ripartiamo alla volta del giardino delle spezie dove una moltitudine di piante vi pervaderanno con il loro odore e profumo. Chiodi di garofano, vaniglia, pepe, cannella e molto altro ancora. Pittoreschi ragazzi saliranno poi fin sulle palme da cocco per prelevare alcune foglie e regalarvi un cappello, una cravatta, un fiore. D’obbligo ovviamente l’acquisto di svariati sacchettini di spezie.
Nonostante vi sia molto turismo gli abitanti di Zanzibar non godono di molti lussi e ve ne renderete conto durante le escursioni vedendo le capanne fatte di fango che spuntano dalla fitta vegetazione. Sapendo questo avevo portato un po’ di magliette e pantaloncini da lasciare ai bambini e quindi sulla via del ritorno ho chiesto ad Ancora dove si potessero lasciare. Detto fatto ci siamo diretti subito ad un villaggio. 
Come ci hanno accolto… Erano sorridenti, ma allo stesso tempo timorosi di accettare quello che avevamo da donare. Ricorderò per sempre l’emozione dei bambini che si avvicinavano per prendere chi una maglietta, chi un cappellino e in breve tempo non avevo più nulla da distribuire.
Se dovete andare a Zanzibar, mettete un paio di vostre magliette in meno in valigia e lasciate spazio per qualcosa da donare a queste persone.
La prossima escursione è il giro dell’isola. Ci vengono a prendere sempre Roger e Ancora e ci dirigiamo verso la splendida spiaggia di Nungwi, credo l’unica dell’isola che non risente del fenomeno delle maree. Passiamo attraverso dei sentieri nella foresta e facciamo la nostra prima tappa dove dalla noci di cocco viene estratto l’olio per fare le creme…… e il sapone.
Altra tappa dove esperti falegnami intagliano splenditi portoni in legno che vengono addirittura esportati. Arriviamo quindi alla bella spiaggia di Nungwi, ci tuffiamo in mare per fare un po’ di snorkeling e poi ci gustiamo un semplicissimo ma gustoso pranzetto sul ristorantino della spiaggia.
Ma è ora di ripartire diretti alla nostra ultima tappa di questa escursione: la foresta di Jozani. Qui ci addentriamo nei sentieri di quest’area protetta ricca di numerose specie animali e vegetali, alcune rare ed endemiche, come il colobo rosso, una scimmia con la coda dalle svariate tonalità di rosso che sfuma in arancione. Ce ne sono tantissime e sono praticamente innoque, anche se la guida del parco consiglia di non avvicinarsi a meno di tre metri perché sono comunque animali selvatici che possono mordere o trasmettere qualche malattia.
La nostra ultima escursione è per la Prison Island.
Il nostro ormai fedele Ancora ci “preleva” dal villaggio con direzione porto di Stone Town. Da qui saliamo su una barca diretti all’Isola degli Schiavi. Isola tristemente nota perché venivano confinati gli schiavi ribelli e che divenne in seguito luogo di detenzione per i criminali di Zanzibar. Ora delle celle restano solamente qualche grata e qualche parete diroccata. Ora quest’isola è divenuta asilo di enormi tartarughe e forse non tutti sanno che le prime due furono donate da Freddy Mercury che le importo dalle isole Seychelles.
Trascorriamo il resto della giornata sulla spiaggia pressoché deserta di quest’isolotto.
Di ritorno a Stone Town facciamo tappa all’African House, ex colonia inglese, divenuto ora un bellissimo locale con una bella terrazza sul mare, dove gustando un fresco aperitivo ci godiamo un tramonto mozzafiato.
Visualizzazione ingrandita della mappa
Facendo le escursioni con i ragazzi locali abbiamo vissuto pienamente e in libertà l’isola di Zanzibar, isola che resterà sempre nel mio cuore e dove spero di ritornare.










